
Introduzione.
La Giunta Regionale, nel confermare che il Piano di Zona costituisce il principale strumento di programmazione locale dei servizi sociali e socio sanitari territoriali, con provvedimento n. 3702 del 28 novembre 2006, ha inteso approvare delle specifiche indicazioni per la costruzione dello stesso, che prevedono, tra l’altro, l’impiego di appositi strumenti di programmazione e un monitoraggio costante con un’attenzione particolare all’uso delle risorse disponibili.
E’ stato necessario, pertanto, far confluire all’interno alla proposta di Piano di Zona la rete dei servizi che costituisce il sistema esistente, nel quale confluiscono anche le programmazioni triennali di area specifica quali: il piano per le dipendenze, il piano per la domiciliarità, il piano per la disabilità, il piano per la non autosufficienza, il piano di riorganizzazione dei consultori familiari…, alla cui costruzione hanno contribuito i rappresentanti dei Comuni, delle Strutture Residenziali per anziani e disabili, del Privato Sociale, delle Associazioni di Volontariato, che hanno fatto parte di appositi gruppi di lavoro. Il risultato è un Piano di Zona fortemente tecnico, che ha visto appunto impegnati i diversi soggetti in gruppi di lavoro tematici per area di intervento, soddisfando i seguenti obiettivi regionali:
Il processo per la costruzione del Piano è tuttora in corso per la complessità che lo caratterizza e per il necessario contributo di tutti i soggetti che, a diverso titolo, portano risorse al territorio per la realizzazione di servizi e nell’intento di lavorare per obiettivi condivisi. E’ per questo motivo che è dichiarata la disponibilità della Conferenza dei Sindaci, titolare del Piano, e dell’Azienda Ulss a raccogliere osservazioni e proposte operative, nell’ambito delle risorse disponibili, fino al prossimo 30 settembre.
E’ confermato, inoltre, in occasione di un incontro allargato con i soggetti sociali e istituzionali del territorio avvenuto il 5 giugno 2007,, l’interesse delle Associazioni di Volontariato e dei Familiari che hanno ribadito la disponibilità a proporsi quali “testimoni privilegiati” presenti nel territorio per far emergere i bisogni, pur restando in capo all’Ente Locale la definizione delle priorità.
Altrettanto significativa è la consapevolezza che le risorse disponibili certo non possono soddisfare interessi particolari; tuttavia la valutazione introdotta dalla Regione può aiutare le diverse parti ad avere una più profonda conoscenza e una maggiore capacità di analisi derivante da un’osservazione rigorosa della realtà.
Essere informati su ciò che fa funzionato nelle precedenti politiche e avere consapevolezza delle criticità dovrebbe consentire ai singoli attori di avanzare proposte più mirate e di giungere ad una programmazione più matura ed efficace.